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39° Marcia per la Pace: Tavola Rotonda “Acqua e pane per tutti”
Si evoca la nascita di una nuova etica della sostenibilità
Acqua e pane per tutti. Questo è stato il tema centrale toccato nella tavola rotonda, svoltasi nel teatro civico di Noria, in occasione della 39° marcia per la pace, indetta dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Conferenza episcopale italiana e da Pax Christi, da anni impegnata sul versante della giustizia sociale.
Coordinati da Giocondo Leonardi, delegato dai vescovi dell’Umbria per la Caritas, i tre relatori hanno cercato di riportare le centinaia di persone presenti alle radici dei bisogni dell’uomo, partendo appunto da due elementi di base, quali sono l’acqua e il pane.
“La Bibbia, fin dalla prima pagina, ci insegna che la creazione intera è per l’uomo, cui è demandato il compito d’applicare il suo sforzo intelligente nel metterla in valore e col suo lavoro, portala a compimento, sottoponendola al suo servizio. Se la terra è fatta per fornire a ciascuno i mezzi della sua sussistenza e gli strumenti del suo progresso, ogni uomo ha dunque il diritto di trovarvi ciò che gli è necessario”. Così ha esordito il dott. Rosario Lembo, segretario del comitato italiano per il contratto mondiale dell’acqua, che però ha poi constatato: “La cultura oggi dominante è quella che l’accesso all’acqua è un bisogno, la gestione dell’acqua considerata un servizio, una merce da comprare”, quindi, stando così i fatti, si sottrae alla responsabilità dell’uomo il controllo e la salvaguardia dei beni. La maggiore responsabilità da parte dell’uomo è stato un tema che accomunato anche i due interventi successivi, quello del prof. Simone Morandini, della Fondazione Lanza su nuovi di vita e tutela ambientale, e quello del dott. Paolo Di Blasio, segretario del Focsiv.
Il prof. Morandini, infatti, ha usato espressioni quali “ecologia della pace”, “etica della giustizia” e “etica sostenibile”, ovvero la presa di coscienza che l’acqua è un bene primario di tutti e che è necessario un impegno concreto per applicare la giustizia sociale che garantisca l’uguaglianza nella ripartizione.
Di Blasio, dichiarando il suo un intervento più “politico” degli altri ha posto domande e stimoli di riflessione alla platea: partendo da dati statistici prodotti dalla Fao e da altre certificazioni, ha affermato che “il problema non è la mancanza di pane (che c’è per tutti) ma è una questione di giustizia”. Diseguaglianza, anche qui tra le ripartizioni. Ma dove si intreccia allora il nodo? Secondo il dott. Di Blasio la soluzione sta in un cambiamento di rotta delle scelte di chi è ai vertici ovvero si tratta di invertire la rotta degli investimenti, puntando più su alcuni settori sociali, piuttosto che altri. “Come può essere accettabile che le merci possano circolare liberamente mentre le persone no?”, ha chiesto poi. Un intervento che, nella sua “crudezza” in alcuni punti, ha suscitato non poche reazioni tra i presenti.
La tavola si è chiusa con intenzioni propositive, sulla scia di una prima ipotesi lanciata dal dott. Lembo: la costruzione di una nuova politica e quindi di un modello di sviluppo fondato su un governo condiviso e solidale dell’accesso ai beni comuni concepiti come “diritti umani ”.
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